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L'ISOLA DOVE NON SONO AMMESSE LE DONNE 

 

Nel tratto di mare che separa il Giappone dalla Corea del Sud, nel territorio amministrato dalla città di Munakata, c’è un’isola grande poco meno di un chilometro quadrato su cui alle donne è proibito mettere piede per motivi religiosi. La sacra Okinoshima, appena dichiarata Patrimonio Mondiale dell'Umanità dall'Unesco, è infatti sede di un Kami, uno “spirito” divino secondo la religione shintoista, il principale culto giapponese, che sembra non avere in simpatia il genere femminile.

Ci sono diverse teorie che spiegano la ragione per la quale le donne non possono mettere piede su questo piccolo lembo di terra in mezzo al mare. Secondo quanto affermano gli storici, la restrizione di genere deriva da storie folcloristiche che affermavano come le donne, considerate impure a causa del ciclo mestruale, sarebbero state trasformate in pietra se si fossero avvicinate al santuario di Okitsu Gu.  Questo, ubicato nella parte sud-occidentale dell'Isola, insieme ad altri due templi, costituisce il Grande Sacrario di Munakata Taisha, e custodisce un enorme patrimonio culturale e storico.   

Per la verità sull’Isola non è che gli uomini abbondino. La popolazione residente di Okinoshima conta infatti un solo abitante: si tratta del custode del tempio che ha il compito di sorvegliarlo e di far rispettare le regole dell’isola. Solo circa 200 uomini, estratti a sorte tra i numerosi richiedenti, possono arrivare sull’isola per un solo giorno all’anno. Per l’esattezza il 27 maggio, celebrazione annuale della battaglia del mare del Giappone avvenuta nel 1905. Tutti devono sottoporsi ad una cerimonia ufficiale di purificazione del corpo prima di poter visitare l’Isola. Il rituale va compiuto senza vestiti e prevede un bagno purificatore e preghiere di gruppo. Una volta messo piede sull’isola sacra, bisogna mostrare il massimo rispetto: non è possibile portare via dei souvenir né è possibile parlarne fino a quando ci si trova lontano dalla stessa.

L’Unesco ha recentemente inserito la piccola e remota isola giapponese nella lista dei siti considerati Patrimonio dell’Umanità. La candidatura era in attesa dal 2009. Qui, infatti, si trova un tesoro di circa 80 mila offerte agli dei Shinto, che vanno dalle perline alle spade fino a numerosi oggetti storici di grande valore, lasciati dai marinai che, nei secoli, sono approdati alla ricerca di un ristoro offrendo alla divinità un oggetto in cambio di un viaggio di ritorno sicuro.

Il riconoscimento non cambierà le curiose abitudini dell’isola e il bando sul turismo rimarrà in vigore: “Perché le persone non devono visitarla solo per curiosità”. Anche molti sacerdoti scintoisti, che negli anni si sono succeduti impegnandosi a proteggere l’isola da qualsiasi interferenza esterna, hanno il timore che il riconoscimento incentivi un crescente numero di persone a voler visitare l’isola “avvicinandosi agli dei senza una debita e profonda fede”.

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